Giù le mani dalla scuola” è il grido di molte mamme che non sono disposte a continuare a stare zitte e accettare le condizioni del nuovo dcpm emanato dal governo Draghi.

Dal 6 marzo fino al 6 aprile 2021 le scuole di qualsiasi grado chiudono i battenti nelle zone rosse. Non era mai successo, se non nel primo lockdown, dove gli strumenti per contrastare il coronavirus erano davvero pochi. A distanza di un anno la situazione non sembra migliorata troppo e di nuovo la colpa viene attribuita alle scuole.

Non voglio esprimermi in termini di politica, non perché non abbia un mio pensiero ma perché non trovo che questo blog sia il luogo adatto. Voglio semplicemente esprimere un mio pensiero sulla situazione che ci ritroviamo ad affrontare e sulle ripercussioni di questa scelta politica.

Questo articolo è scritto in prima persona, come del resto tutti i post di questo blog. Quando parlo di bambini che frequentano la scuola materna o quella primaria, parlo a voce di tutte le mamme. Ho raccolto i pensieri che girano nel web, cercando di farsi strada per entrare nei pensieri della gente. Perché le mamme sono stanche. Tutte le mamme non ce la fanno più e meritano di essere ascoltate.

A pagare sono loro

A pagare il prezzo più alto loro, i bambini. Loro che hanno imparato tutte le regole di comportamento e le hanno rispettate per un anno intero. Che si sono visti chiudere il parco giochi. Loro che non hanno potuto salutare gli amici, dal vivo, perché no, in video non vale. Dove sono le relazioni? le amicizie? i sentimenti? cosa credete che imparino i bambini fuori dalla porta di casa? solo matematica e scienze?

Quanto adattamento gli abbiamo chiesto fino ad ora, solo le mamme lo sanno. All’inizio ha chiuso tutto, così all’improvviso. Chi ha spiegato ai propri figli cosa stesse succedendo siamo state noi, mamme. Ci siamo levate la paura dagli occhi e gli abbiamo chiesto di avere pazienza. Gli abbiamo fatto disegnare gli arcobaleni colorati e gli abbiamo promesso che andrà tutto bene. Gli abbiamo promesso che sarebbero tornati a giocare molto presto.

Mamme o no, vorrei invitare tutti ad osservare i bambini, quando si potrà uscire di nuovo, e come si comportano nei confronti degli altri. Non abbassano mai la mascherina, disinfettano le mani e mantengono il distanziamento sempre. Avete mai fatto un giro in posta di questi tempi? I comportamenti degli adulti sono decisamente più irresponsabili.

Giù le mani dalla scuola

Negare la scuola a bambini di sette, cinque, tre, due anni, significa privarli della possibilità di crescere in un ambiente sano e adeguato a loro. Le esperienze che i bambini vivono al di fuori dell’ambiente famigliare sono fondamentali per la loro crescita. Non stiamo parlando di fantocci ma di esseri umani, che guarda caso saranno il nostro futuro.

Lo sviluppo sociale

Le relazioni sociali sono alla base dello sviluppo in età evolutiva, non possono pertanto essere negate per troppo tempo. Vorrei segnalarvi questo articolo autorevole che parla di come le relazioni bidirezionali con i pari rivestono un ruolo fondamentale per lo sviluppo.

Gli adulti non possono conoscere il mondo al posto dei bambini, sono le esperienze vissute in maniera diretta a guidare il nostro cammino. Sono i piccoli litigi, le amicizie, l’affetto, la gelosia che vengono vissute all’interno del contesto extra famigliare a far crescere i nostri figli.

La relazione esclusiva con i genitori non porta ad una costruzione della propria identità, nemmeno nei più piccini. Troppo spesso sottostimiamo i bambini, pensiamo che crescano solo grazie alle nostre cure e ci dimentichiamo dei loro sforzi. Ci dimentichiamo della loro motivazione e determinazione, delle sfide che affrontano per imparare a camminare, a parlare a giocare. All’interno della famiglia i bambini saranno sempre all’altezza, non si dovranno confrontare mai con nessuno e non avranno una spinta a migliorarsi. Impareranno cosa è importante per le regole della casa, ma non impareranno che ci sono anche le “regole della vita”.

Oggi si, domani no. Una gran confusione

Vogliamo parlare poi della difficoltà di adattarsi continuamente a contesti diversi? Non è una cosa da poco nemmeno per noi, figuriamoci per i bambini sotto ai dieci anni, e quelli di un anno?

Giù le mani dall’asilo nido e dalla scuola materna

Giù le mani dalla scuola

Una volta l’ambientamento all’asilo nido e alla materna era un periodo complicato, sul quale tutti ponevano una forte attenzione, scuole, famiglie, pedagogisti ecc …

Ora non solo perde d’importanza l’ambientamento a inizio percorso, ma quello che avviene durante viene totalmente dato per scontato.

Stare a casa quindici giorni e poi rientrare significa continuare a adattarsi a contesti diversi, senza però essere guidati da un senso logico.

I nostri figli si trovano disorientati. Tempo di abituarsi alla nuova routine che già è cambiata radicalmente, senza preavviso e senza un passaggio graduale. Andare a scuola per loro è una sfida con sé stessi. Ogni volta che affrontano un cambiamento hanno bisogno di consolidare delle condizioni che li aiutano a trovare il loro equilibrio.

Tutto questo cambiamento continuo genera una gran confusione che sicuramente non aiuta i bambini a consolidare gli apprendimenti sul piano personale.

Le attività che le educatrici propongono ai bambini servono certamente a facilitare il loro sviluppo. La scuola però non è solo questo ed esiste fior fior di letteratura a riguardo.

Per non parlare poi della proposta della LEAD (legami educativi a distanza) per cui le educatrici mantengono un rapporto con le famiglie e i bambini attraverso un portale online. La promesse ministeriali parlano di garantire continuità ai percorsi educativi, sostenere il senso di appartenenza al gruppo e mantenere vivo il legame con compagni e educatori.

Ora, sinceramente la parola “garantire” mi disturba alquanto. Un conto è parlare di provare a sopperire a delle mancanze e fare il possibile per creare meno disagi possibili. Un altro è mettere una bella pezza sui problemi e comunicare alle famiglie che i loro bisogni principali vengono soddisfatti in questo modo, e in maniera sottintesa, di accontentarsi di un sistema educativo considerato pressoché al pari di quello in presenza.

Giù le mani dalla scuola elementare

E i bambini che frequentano la prima elementare? Mettevi nei loro panni. Hanno iniziato a frequentare un contesto tutto nuovo, gli è stato chiesto di essere grandi, di imparare a stare fermi su un banco. Non gli sono state date nemmeno quelle poche certezze e consolazioni che accompagnano il cambiamento, come poter fare amicizia con i compagni, giocare dopo la scuola, scambiarsi emozioni e sensazioni. L’universo psichico dei bambini è stato schiacciato e impacchettato, come se si potesse congelare e scongelare a piacimento. Come se il bisogno di relazione fosse secondario e sacrificabile.

Giù le mani dalla scuola

Passare dalla scuola materna a quella primaria non è proprio una passeggiata. Immaginatevi la difficoltà di imparare attraverso uno schermo alla tenera età di sei anni.

Il programma ministeriale poi, non fa sconti a nessuno, va avanti e bisogna stare al passo. I genitori, oltre a tutto il resto, si devono quindi occupare anche della didattica dei figli, per non farli sentire in ritardo nei tempi di apprendimento. Cosa folle oltretutto, perché ognuno hai suoi ritmi.

E le mamme come fanno?

Veniamo ad uno degli argomenti più discussi in questi tempi, specialmente dopo la notizia della chiusura delle scuole di ogni grado. Le mamme non ce la fanno più, sono esasperate.

Ho volutamente lasciato questo argomento per ultimo, perché ritengo che, sebbene importante, il fulcro della discussione dovrebbero essere i bambini.

Non per questo le mamme sono meno importanti. O meglio, non è che l’organizzazione famigliare non influisca sul benessere si tutti quanti, anche dei bambini.

Giù le mani dalla scuola

Alle famiglie con figli il compito di salvare l’Italia dalla pandemia in corso, con i loro sacrifici, rinunciando alla serenità.

Ma cosa vuol dire per una famiglia tenere i bambini a casa?

Trovare i giusti aiuti non è un gioco da ragazzi

Certamente il bonus baby sitter o il congedo parentale sembrano poter risolvere gran parte dei problemi, ma non è così. Ok, certo, si può ricorrere ad una baby sitter che venga a casa mentre lavoriamo. Più facile a dirsi che a farsi però.

Innanzitutto, pensate davvero che sia facile inserire una baby sitter nel contesto famigliare? Già i bambini sono scossi dal cambiamento, in più devono relazionarsi ad una persona nuova che si prenderà cura di loro. Mettiamo anche il caso che la mamma abbia già contatto con una tata fidata, riprendere i rapporti non è una cosa da poco, richiede tempo.

E se la mamma è in smart working? se la mamma lavora da casa, è praticamente impossibile ignorare la presenza del figlio o dei figli, anche se c’è la baby sitter. Più ci penso e più mi convinco che questi dpcm non considerano le persone e i bambini come esseri umani con dei bisogni, ma piuttosto come dei robot che funzionano a comando.

Certo alcuni possono contare sull’aiuto dei nonni. Ma sapete cosa vuol dire per loro tenere i bambini piccoli per molte ore? e tutti i nonni sanno come accendere un computer? sanno accompagnare i figli nei compiti e nelle attività online?

Infine, anche i nonni devono rinunciare a tutto, ci avevate pensato? molti si trasferiscono, dormono in casa con i figli, non c’è privacy, non c’è un attimo per sé stessi, sono chiamati a fare più sacrifici di quello che possono sopportare.

La chiusura delle scuole può diventare un incubo

Pensate alla pressione psicologica di non avere il proprio spazio, di non riuscire a organizzare le giornate, di dover stare al passo con il lavoro, con il programma ministeriale, con le faccende domestiche, con la cura degli animali (in molte famiglie ci sono anche loro 🙂 ), con la burocrazia (non è che le domande dei contributi e bonus vari si fanno dall’oggi al domani), con la cura della persona (la mamma quando se la fa la doccia?) e molte altre cose.

Dopo un anno davvero complicato questa nuova chiusura è la ciliegina sulla torta.

E come credete che si senta una mamma a dover tenere a casa i figli? responsabile. Sì perché la faccia ce la mette lei. Sono le mamme che spiegano ai figli il perché delle cose e non possono certo lavarsi le mani con le motivazioni politiche.

Cosa rispondiamo alle loro domande? Perché non posso andare a scuola? Perché non posso vedere i miei amici? Per quanto ancora devo tenere la mascherina?

Avevamo dato a loro delle speranze, gli abbiamo chiesto di essere pazienti perché così un giorno saremmo tornati alla normalità. Ma che messaggio passiamo a questi bambini? Che è causa loro se da questa emergenza sanitaria non ne usciamo? Perché loro non sono stati abbastanza bravi? Non si sono comportati bene?

Vorrei che questo articolo aiutasse a riflettere. I bambini di oggi sono il nostro futuro. Sia per chi ha figli e per chi non ne ha, non dovrebbe essere accettabile tornare alle scuole chiuse, con i supermercati e i centri commerciali aperti come in zona arancione rinforzato.

È STATO CHIESTO TANTO. È STATO CHIESTO TROPPO, A CHI DI PIÙ DI TUTTI HA FATTO GRANDI RINUNCE PER MIGLIORARE LA CONDIZIONE DI TUTTI. ORA BASTA.

Giù le mani dalla scuola

La scuola è aperta a tutti.
L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.
I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi
.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze che devono essere attribuite per concorso.

Articolo 33 della Costituzione italiana

10 commenti

  1. Hai perfettamente ragione, dovremo cambiare non solo questa proroga della DAD ad oltranza, ma modificare l’intero sistema scolastico perchè così proprio non va, ci sono sempre più ragazzi che mollano la scuola, senza i giusti insegnamenti non si va da nessuna parte, oppure al contrario decidono da grandi di andare altrove, dove potranno avere un futuro, in paesi che pensa ai giovani e non come il nostro che ormai è solo per vecchi, valuterei anche di riesumare il maestro a casa come una volta privato, ve li ricordate i precettori, che erano temuti perchè esigenti ed educatori integerrimi? Altri tempi? Forse ma era poi così male, si cresceva educati, si imparava un mestiere invece di stare h24 con un IPAD in mano a fare cosa? Sono d’accordo il diritto all’istruzione non si tocca e sarebbe ora di rispolverare anche le buone maniere che non fa mai male secondo me.

  2. Scuola. Cultura. Il primo atto per sottomettere un popolo è proprio quello di rubare, togliere e privare della conoscenza… Siamo in un reale “Fahrenheit 451” e non mi piace per nulla. Hai ragione. La scuola non si tocca!

  3. È un’argomento difficile, in quanto da un lato possono essere infettati, dall’altro non possono condividere una giornata vicini.
    Mio cugino piccolo, non è attento con la DAD, ma è anche vero che ha rischiato di infettarsi a scuola. Ci sono sempre Pro e Contro su queste decisioni politiche.

    1. Ciao Genny, grazie per il tuo commento. Certamente c’è il rischio di essere infettati e non è una cosa da sottovalutare. Nel riprendere le attività di vita quotidiana il rischio c’è e ci sarà sempre però, per tutti quanti. Non c’è nessuno studio ad oggi che indichi che negli ambienti scolastici ci sia un rischio maggiore, anzi, i controlli sono tanti e anche le precauzioni, sicuramente di più di quelle di un centro commerciale. Io penso che sia importante trovare un equilibrio e non sacrificare gli ambienti più fragili solo perché non hanno impatto sulla situazione economica.

  4. Non ho figli, ma posso immaginare le difficoltà dei genitori stanno avendo in questo particolare periodo, quando il diritto all’istruzione vine soppiantato dalla paura del virus.

  5. Un argomento senz’altro spinoso, che mette in contrasto due diritti fondamentali: il diritto alla salute e quello all’istruzione. Che il virus sia pericoloso é indubbio, nessuno può metterlo in discussione é un dato oggettivo. Ma non é altrettanto pericoloso non dare ai più giovani una giusta istruzione, impedendoli di imparare a socializzare e a vivere in una comunità.

  6. Sfondi una porta aperta.

    Due dei miei fratellini – che frequentano le superiori – sono segregati nelle loro stanze ogni giorno ad ascoltare passivamente ciò che dicono dall’altro capo dello schermo.

    Inutile dire che questo vederli chiusi in loro stessi, confinati nelle loro stanze mi spezza il cuore ogni giorno.

    Vorrei essere in grado di elencare in ordine giusto la gravità di questa situazione – opinabile o meno – ma mi trovo a corto di parole…

    Il benessere psicologico è messo a dura prova, da più di un anno. Specie nei più giovani, che allietavano il percorso formativo fin dal mattino scambiando chiacchiere assonnate con i propri compagni e amici sul bus.

    Oppure la privazione di rapporti e CONTATTI umani, fra amici. Mentre si da un morso al panino fra una pausa ed un’altra… Parlando del più e del meno con i propri compagni di classe…

    E dunque la lista comincia. Il danno e l’isolamento psicologico.

    Per non parlare della pessima qualità dell’istruzione: professori in pigiama, che fumano mentre fanno lezione… O la semplice perdita d’entusiasmo nel trasmettere e condividere il proprio amore verso una materia…
    …ovviamente qui parliamo di fantascienza visto che certi professori stanno lì per il posto fisso…

  7. Il problema non è solo al livello delle superiori/elementari e medie, anche le università sono state lasciate allo sbaraglio e continuano a esserselo. Questa situazione sta portando molta frustrazione e poco piacevole lo studio, soprattutto con una dad fatta malissimo.

  8. Io non ho figli, e ragiono in modo diverso. Un conto è il supermercato, dove comunque è aperto tutto il giorno e non ci sono persone riunite insieme. Un conto è un posto dove un sacco di ragazzi si riuniscono e quando escono stanno in giro insieme. Poi portano il contagio ai nonni o ai genitori, come è regolarmente successo. Anche nel mio condominio.

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