La prima volta che ho sentito parlare dell’assegno unico per i figli era l’estate scorsa, sembrava una manna dal cielo. Un’amica mi manda il link di un articolo che annunciava la novità. Allora era ancora una bozza iniziale e l’unica cosa che si sapeva è che avrebbero dato contributi ai genitori fino al compimento dei 21 anni di età dei figli. Eravamo già pronte a stappare lo spumante e a mettere in programma secondi figli (in quel momento sembrava una cosa destinata ai nuovi nascituri, dal 2020 in poi).

Ecco che poi, piano piano, vengono fuori le varie informazioni, dopo che la proposta di legge è stata approvata. Suona molto diverso da ciò che avevo capito io un anno fa, ma può comunque essere un aiuto per le famiglie con bambini.

Facciamo chiarezza sull’assegno unico per i figli

Partiamo con le informazioni generali, che potete trovare nelle principali pagine di notizie online (per esempio qui). Lo scopo di questa misura di sostegno è quello di garantire un sostegno economico a tutte la famiglie italiane con uno più figli a carico, a partire dal settimo mese di gravidanza fino al loro compimento dei 18 anni di età. Questa misura si estende fino ai 21 anni se i figli non hanno ancora raggiunto l’indipendenza economica (studenti, disoccupati, occupati con basso reddito). Fin qui è tutto semplice e chiaro.

Il 30 marzo 2021 la proposta di legge ha avuto il suo sì anche in Senato e ora siamo in attesa dei decreti attuativi che specificheranno esattamente quali sono gli importi e quali sono le modalità di versamento del denaro. Quello che è certo è che l’assegno unico per i figli inizierà ad essere distribuito a partire da luglio 2021.

Alla luce nelle novità di questo ultimo mese, la prima domanda che ci poniamo è “a chi spetta questo contributo”? La risposta è a tutte le famiglie con figli residenti in Italia, che siano lavoratori dipendenti, partite IVA, incapienti o disoccupati. La differenza sta nella somma che si riceve, ed è questo che è stato oggetto di discussione, dopo che il decreto è stato approvato.

Assegno unico per i figli

La perplessità che dilaga nel web è quella di essere penalizzati dal fatto di avere un lavoro e di versare contributi. In questo caso infatti si percepisce una quota minore rispetto alle famiglie con basso reddito.

La mia visione è che dipende se guardiamo il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Questa forma di sostegno ingloba tutte le altre forme di supporto alle famiglie già esistenti in precedenza: bonus bebè, premio alla nascita, assegni famigliari. Per le famiglie a basso reddito erano in precedenza previsti dei contributi che altri non percepivano. Le famiglie con un reddito medio, si vedranno quindi garantite un sostegno economico aggiuntivo, del quale non hanno mai potuto beneficiare prima.

Tasso fisso e variabile, distribuzione degli importi e criteri

Un’altro punto fondamentale relativo a questa misura di sostegno è la caratteristica dell’universalità. In effetti la dicitura completa sarebbe assegno unico universale per i figli. Tutto ha inizio con una proposta che riguarda il Family Act, nella quale l’obiettivo principale è quello di garantire un sostegno a tutte quante le famiglie con figli.

Come già dicevo, l’importo non sarà però ripartito in maniera uguale, ma sarà composto da due parti: una fissa (uguale per tutti) e una variabile (in base ad alcune caratteristiche), fino ad un valore massimo di 250 €

Ancora non si hanno informazioni precisissime sugli importi, ma sappiamo i criteri che permetteranno di aumentare la cifra variabile:

  • Famiglie con basso reddito
  • Famiglie con figli disabili
  • Madri giovani (meno di 21 anni)

È compatibile con altre misure di sostegno?

La risposta a questa domanda è sì, è compatibile con reddito di cittadinanza e anche con i diversi sostegni per le famiglie con figli affetti da disabilità (in questo caso il contributo è aggiuntivo).

Come saranno ripartiti i fondi ai genitori?

Anche in caso di affidamento congiunto, i fondi saranno ripartiti ad entrambi i genitori. In caso di separazione saranno ripartiti in base al tempo di accudimento del figlio, fermo restando che una quota spetta ad entrambi.

Fregatura o un valido aiuto?

Sicuramente non è una fregatura ma qualcosa di assolutamente positivo di cui non abbiamo mai beneficiato prima. La discussione nasce principalmente dalla mancanza di fondi per coprire le necessità e raggiungere l’obiettivo. È vero che la legge di bilancio del 2021 ha introdotto ulteriori 6 miliardi, ma è anche vero che non sono sufficienti per garantire il sostegno a tutti i richiedenti. Non appena usciranno i decreti attuativi, si ipotizza quindi che verrà data priorità alle famiglie a basso reddito o con figli disabili. Le famiglie dove entrambi i genitori lavorano si sentono quindi escluse e penalizzate, considerando anche il fatto che gli assegni famigliari dipendono dal reddito del richiedente e non dall’ISEE e che quindi alcuni se lo possono vedere tolto.

Il mio parere è che i media hanno enfatizzato tanto, perfino troppo, molti aspetti di questa misura di sostegno. All’inizio sembrava che fosse più vantaggiosa di quello che è in realtà ed ora ci si preoccupa eccessivamente del fatto che possa essere equa o meno. Come è avvenuto in molti altri casi, sarebbe meglio attendere e vedere se i restanti fondi verranno poi stanziati un po’ più tardi.

Se cerchiamo di non farci illudere o manipolare troppo dai titoli di giornale penso che obiettivamente l’assegno unico per i figli possa essere una svolta per il nostro paese, che alle famiglie e ai bambini ha sempre guardato troppo poco. Per non cadere troppo in discorsi politici, lascio a voi però crearvi un vostro pensiero a riguardo. Io spero di essere riuscita a raccogliere il maggior numero di risposte possibili alle eventuali domande.

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